Le foglie e la radice
narratori salentini del Novecento
Bisogna avere radici profonde come quelle degli ulivi
per raccontare questa terra.
Bisogna avere imparato ad ascoltare il mormorio senza tempo
che corre per le strade di Otranto, che si annida nelle torri sul mare,
stratificato nelle tombe di Vaste, pronunciato con gli occhi di pietra degli angeli
che ci sorvegliano dai frontoni di strabilianti cattedrali.
Bisogna avere imparato a capire i silenzi atterriti dei contadini
quando la grandine devasta i vigneti, e aver visto vagoni
pieni di valigie di cartone legato con lo spago andare verso Nord.
Ci vuole tutto questo per raccontare il Salento.
Ci vuole anche di più.

